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mercoledì 3 ottobre 2012

ITALIANSINFUGA

Cari lettori,

vi allego l'intervista di Italiansinfuga.

Voi cosa ne pensate?

Buona lettura e grazie Aldo!

http://www.italiansinfuga.com/2012/10/03/cosa-hai-trovato-sul-mercato-del-lavoro-una-volta-tornata-in-italia-nulla/

Tutto è iniziato con una lettera al direttore del quotidiano della sua città, Verona.
 
La storia di Alessia Bottone ha assunto una rilevanza nazionale.
Laureata, 27 anni, 4 lingue, esperienza in 7 Paesi diversi.
Eppure in Italia non trova nulla.
 
Ha quindi iniziato il blog ‘Da Nord a Sud, parliamone – Sogni a tempo (in)determinato‘ dove ambisce a raccogliere le esperienze di Italiani che Italia non riescono a trovare sbocchi.
 
Che esperienze di vita hai fatto all’estero?
Ho iniziato come studentessa Erasmus nel settembre 2006.
Facoltà di economia presso l’Universitat Autònoma de Barcelona per 8 mesi.Poi mi sono trasferita a Dublino nel maggio 2007 dove ho lavorato come cameriera e barista per sei mesi e nel frattempo seguivo corsi intensivi di inglese. Poi sono tornata nel novembre 2007 poichè mi mancava un esame e dovevo scrivere la tesi di laurea triennale. Mi sono laureata in Marzo 2008 in Scienze politiche relazioni internazionali diritti umani. Nessun voto eclatante, del resto durante l’università ho sempre lavorato come commessa, barista, mi sono anche aperta una piccola ditta mia di catering che è durata 3 anni. Poi nell’Aprile 2008 sono partita alla volta di Parigi. Non capivo una sola parola di francese. Ma volevo impararlo a tutti i costi. Lavoravo in un negozio di prodotti tipici italiani. Facevo la salumiera e intanto seguivo corsi di francese serali.
 
Poi sono tornata il 23 dicembre 2008, ho dato un esame della specialistica (perchè nel frattempo mi ero iscritta alla laurea specialistica a Padova) e sono andata in Costa Rica grazie allo SVE- finanziato dalla Commissione Europea. 4 mesi in una comunità indigena, nella foresta tropicale per stare con i bambini, insegnare l’inglese, promuovere progetti di sviluppo eco- sostenibile e turismo rurale.Poi tornata nel giugno 2009 ho dato altri esami e sono ripartita. Questa volta ho lavorato 4 mesi presso il centro di accoglienza per richiedenti asilo nel Canton Jura in Svizzera dove mi sono occupata di insegnare francese ai richiedenti asilo, nonchè di insegnare a leggere e a scrivere, traduzioni, assistenza sociale, promozione di progetti di integrazione e mediazione culturale.
Poi l’anno successivo sono ripartita tre mesi per un tour d’Europa per un progetto culturale-musicale finanziato da Sciences Po Lille e nell’Ottobre 2010 sono scappata a Bruxelles dove ho lavorato come stagista presso una lobby che si occupa di diritti delle donne in Europa. In particolare mi sono occupata di organizzare eventi, ricerca e comparazione di modelli per ciò che concerneva la direttiva “maternità”, donne e salute e donne e violenza, compresa la redazione di position papers da presentare alle Commissioni parlamentari europee.
 
E dulcis in fundo, ho realizzato il sogno di potermi formare come stagista presso le Nazioni Unite a Ginevra. Mi sono occupata di disarmo e reintegrazione ex combattenti nel post- conflitto. In particolare, ho preso contatti con alcune comunità indigene in Colombia, ho svolto ricerche e ho redatto un report sul conflitto in Colombia e le sparizioni forzate di indigeni e l’appropriazione delle loro terre da parte delle milizie. Alla fine dello stage sono stata invitata a partecipare per sei giorni ad un incontro tra rappresentatanti delle missioni di pace ONU ad Entebbe in Uganda.
 
Cosa hai poi trovato sul mercato del lavoro italiano?
Nulla. Ho provato a candidarmi per diverse posizioni.
Ho richiamato le agenzie per le quali avevo lavorato tempo prima. Niente, non avevo competenze da loro richieste. Ho risposto ad annunci pubblicati su siti per la ricerca del lavoro: niente, anche li, nessuna risposta. Mi sono proposta come impiegata, ottima conoscenza lingua inglese: Mi hanno detto che ero troppo vecchia e che preferivano assumere qualcuno con meno di 25 anni.Ho fatto diversi colloqui anche nel mio ambito. Mi sono iscritta alle liste di disoccupazione al centro per l’impiego, mi hanno consigliato di tornare all’estero e non mi hanno mai chiamata se non per propormi uno stage con rimborso spese. Ho risposto agli annunci delle Ong, mi sono proposta come addetta commercio estero, ma mi hanno detto che la mia laurea non risponde ai requisiti da loro richiesti. Sono riuscita a lavorare come hostess, cameriera, promoter per qualche giornata. Nulla di più.
 
Cosa ha fatto nascere l’idea del blog?
Dopo aver scritto una lettera al giornale della mia città che poi è stata pubblicata in prima pagina e dopo aver scritto al Ministro Fornero mi sono resa conto che eravamo davvero tanti a vivere questa situazione e non ero sola. Io, lo ripeto, a furia di sentirsi chiudere le porte in faccia ci si convince che il problema siamo noi. Il blog è nato per riunire questi ragazzi, per dare un volto alle loro storie. Ha ottenuto molto successo perché assomiglia ad una valvola di sfogo, ad un canale dove poter comunicare le proprie speranze. Accomunati da una completa disillusione rispetto ad una politica che non sono non li rappresenta, ma non li ascolta.
In attesa di risposte e con la valigia in mano, pronti a cercare altrove. Alcuni mi scrivono persino “mi permetto ancora di avere un sogno nel cassetto, ma mi sento attaccato da chi mi dice che non è tempo per sognare, ma di accettare tutto ciò che viene”.
Allora io vorrei elencarlo questo tutto ciò che viene: stage non retributi, stage con rimborso spese, contratti a progetto che non hanno nessun progetto in realtà ma servono per camuffare un normale lavoro con il vantaggio però di poter pagare molto meno sia di tasse che di retribuzione, aprirsi una partita iva con onero a proprio carico, aprirsi una s.r.l ad un euro (con quali soldi?) lavorare come apprendista fino a 30 anni e poi sperare nel miracolo dell’assunzione. Perché parliamoci chiaro, il problema è che il lavoro è sovratassato. Non prendiamocela con chi ha un voto di laurea basso, non cerchiamo scuse.
 
Lancio una provocazione. Perché l’Università viene a prendermi a casa purchè io mi iscriva ai loro corsi e per quanto riguarda la formazione tecnica non funziona allo stesso modo? E poi adesso io mi chiedo, c’è questo ritorno alla formazione professionale, a quei lavori che pochi vogliono fare.
Mi spiegate perché allora avete fatto lavorare i migranti, non in regola nei campi della Puglia, in Calabria e li avete lasciati dormire nelle case abbandonate? Vi facevano comodo. Potevate regolarizzarli, insegnare loro un mestiere, e integrarli socialmente. Eppure non si può dire che non si sapeva. Vedi articolo: http://www.casadivittorio.it/schiavoinpuglia.html
 
Che testimonianze hai raccolto fino ad ora?
Ho raccolto la testimonianza di Michele che lavora a Los Angeles come legale. Si dice meravigliato di aver trovato lavoro per la sua bravura e non grazie alle conoscenze.
Poi c’è Martina che dice “tre lavori per riuscire a portare a casa uno stipendio e crescere mio figlio. In Italia il vero welfare sono le famiglie, se sei solo, non ce la fai”. C’è Valentina che due giorni fa ha lasciato l’Italia per trasferirsi in Belgio. Lavorerà come stagista non retribuita nella speranza di poter apprendere qualcosa che possa servirle per una professione futura. Ha 27 anni e lascia suo figlio di un anno a Verona, dalla famiglia.
C’è un’altra Valentina che si definisce una stalker del lavoro ma non vuole assolutamente partire, c’è chi inizia a chiedersi se l’Università stessa non sia un’operazione commerciale e quindi abbandona per dedicarsi ad altro. C’è chi vorrebbe sposarsi ma all’ennesimo contratto a tempo determinato e mai rinnovato decide che i sogni sono troppo costosi e forse è meglio rinunciarvi.
 
Cosa vorresti vedere cambiare in Italia?
Cosa vorrei? Vorrei un Italia dove non ci perdessimo in chiacchere ma affrontassimo la situazione reale. Vorrei una legislazione chiara e definita sullo stage che deve essere retribuito come in altri paesi d’Europa.
 
Vorrei incentivi per chi resta, non solo borse di studio per partire e formarsi all’estero.
Vorrei investimenti nella ricerca e nello sviluppo.
Vorrei controlli sull’uso dei fondi pubblici.
Vorrei che i partiti si autofinanziassero.
Vorrei commissioni regionali volte a verificare che i nostri soldi non vengano spesi impunemente e che vengano usati per quel famoso welfare di cui ormai ignoriamo l’esistenza.
Vorrei che l’apprendistato volgesse davvero all’assunzione.
Vorrei un minimo salariale garantito per i contratti a progetto.
Vorrei poter tornare a progettare la mia vita, e penso che anche gli altri siano d’accordo.

9 commenti:

Francesco ha detto...

Penso che tu abbia ragione e abbia sottolineato concetti che più volte ho rimarcato anch'io nelle mie lunghe discussioni con gli amici. La triste storia è che non tutti, ma tanti sono ancora soggiogati dalla politica. Pensano ancora che il sistema del voto possa fare la differenza e che se l'Italia va male è perchè uno, e uno solo ha governato spropositatamente per 17 anni. Qui il problema è radicale. La soluzione non è più da attribuirsi alla politica. Ma tralasciando questi discorsi io mi ritrovo in questa situazione. Ho 21 anni, qualificato e diplomato presso un istituto alberghiero della provincia di Verona. Nel 2010 ho dato la maturità e da allora a questa parte avrò fatto una decina di colloqui nessuno andato a buon fine. Prima il problema era la mancanza della patente (volevo lavorare per pagarmela, ma impossibile), e una volta presa la patente il problema non so più cosa potesse essere, l'esperienza probabilmente. Anch'io pondero la fuga, ma essendo che non ho intenzione di proseguire gli studi (almeno non a livello universitario, mi basterebbe un corso di formazione post-diploma che rilascia attestati certificati a livello europeo), mi serve un fondo cassa per partire e non riesco ad ottenerlo finchè nessuno mi assume. Qualcosa ingegnerò, ma per certo non resterò qui. Inutile dire che il nostro sarebbe un signor paese con tutta la ricchezza che abbiamo...ma che non sfruttiamo.
Un saluto!
Francesco

Roberta ha detto...

Ciao a tutti!
Ecco la mia storia:
Mi chiamo Roberta ed ho 26 anni.
Laureata in Scienze della Mediazione Linguistica con 110/110 lode. E Laurea specialistica in "Turismo, territorio e sviluppo locale" con 107/110.
1 anno di Erasmus in Spagna.
4 mesi in Giappone per scrivere la tesi.
3 mesi di tirocinio in Spagna.
4 mesi di tirocinio in Germania.
5 mesi in Francia.
Lingue parlate: italiano, spagnolo, inglese, francese,giapponese. Studio cinese e portoghese.
Vivo a Madrid con il mio ragazzo che è spagnolo e lavora qui. NON TROVO ASSOLUTAMENTE NULLA. Ne qui nè in Italia dove continuo a cercare lavoro e non mi chiamano neppure per un colloquio.
L'esperienza all'UNiversità di MIlano Bicocca (laurea specialistica) è stata fallimentare, soprattutto per quanto riguarda i professori: arroganti e senza voglia di vivere ed insegnare! TRISTE REALTà! Quando iniziai credevo di avere il mondo "ai miei piedi" e adesso mi sento sotto ai piedi del mondo! Ho viaggiato in Russia, Giappone, Portogallo, Svizzera, Germania, Spagna, Italia, ho amici in tutto il mondo....eppure non ho un lavoro. Mi sento tradita ed umiliata. Sento di aver perso il mio tempo, di aver sbagliato tutto! Forse avrei dovuto studiare altro nella vita, o forse non avrei proprio dovuto studiare. Adesso faccio la mantenuta, dai miei e dal mio ragazzo! Che ve ne pare?

CallidaVulpecula ha detto...

Ciao Alessia,

ancora complimenti per il blog e per tutto quello che stai facendo.

Ti ho già scritto la mia storia mesi fa e continuo a seguire il tuo blog perché, come dici benissimo anche tu, è una valvola di sfogo e soprattutto un modo per non sentirsi abbandonati e colpevoli di questa situazione che ci ha travolti.

Spero che tu possa avere sempre più eco nel mondo lavorativo, politico e sociale, perché il sistema è difficile da cambiare ma, più di tutto, è difficile cambiare la visione del mondo che hanno gli italiani, e non parlo solo di quelli di un'altra generazione. Parlo soprattutto dei nostri coetanei, quelli che magari hanno avuto la fortuna (o l'intelligenza?) di scegliere percorsi di studio più sicuri o che hanno rilevato l'azienda o l'attività di famiglia e adesso hanno un lavoro e qualche stabilità. Tante volte sono proprio i nostri "simili" che ci remano contro perché, vedendo la loro situazione, pensano che siamo noi che stiamo sbagliando qualche cosa, e questo è disarmante.

In bocca al lupo!

Anna

Anonimo ha detto...

ciao,
ti ho letta su italiansinfuga...
non posso far altro che dirti complimenti per tutto quello che hai fatto e che stai facendo.
Ho fatto i tuoi stessi studi ma dopo la triennale ho realizzato che non avevano apportato nulla al mio bagaglio personale e che non mi avrebbero portato da nessuna parte.
Dopo anni di lavori saltuari e avvilenti ho deciso..
A febbraio parto per l'Australia..una scelta che suona già come ultima spiaggia. Forse lo è. Sono stato etichettato come "uno di quelli che scappano" o che scelgono la strada più facile. (che poi se andare dall'altra parte del mondo dove se non hai delle qualifiche di primissima eccellenza praticamente non ti vogliono è facile...)
Beh la mia scelta è figlia dei difetti cronici del bel paese che hai perfettamente elencato nel tuo articolo, quanto del rigetto nei confronti di quelli che invece di remare con te remano contro.
Non ne posso più di lavorare anche per chi ha il malanno "facile", l'assenza facile o per chi deliberatamente si sente autorizzato a lavorare la metà di quanto fanno i suoi colleghi. Non è posso più del "finiamo a tarallucci e vino" e non ne posso più di chi si sente dotato di un'onnipotenza tale da permettersi interpretare le regole a suo uso e consumo a scapito del prossimo.
In Italia il sistema è marcio e soprattutto immutabile. Immutabile perché chi dovrebbe cercare di cambiarlo preferisce mettersi in coda una notte per un telefonino. E allora sì, scappo. Sarà bollato come quello che non ci prova nemmeno, ma in cuor mio so che ho provato a remare più forte di quanto si possa immaginare ma forse questo paese non merita le mie "bracciate".
Complimenti ancora e in bocca al lupo.
Francesco

Anonimo ha detto...

Roberta ho il mio ragazzo ha la tua laurea,compreso i mesi passati all'estero però invece della Spagna andò in Francia,nessun lavoro,lo mantenevo io e la sua famiglia,ma da poco si è laureato in logopedista lavora e guadagna bene viviamo in Germania,mi rendo conto sperando di non offendere nessuno che spesso è il corso di laurea a non servire in ambito lavorativo o richiesto in quella determinata città,nazione escludo l'italia a priori,vi elenco i titoli che reputo inutili parlando con persone con questi disagi come i nostri,laureati in lettere,lingue,beni culturali,scienze politiche,sociologia,scienze del turismo,Roberta conosci molte lingue ma non servono se non hai preparazione più tecnica tipo cercano in Olanda laureati ingegneri chimici che conoscano il russo,tedesco,Giapponese,fuori dal paese chiedono ingegneri,biologi ricercatori assimili magari con più conoscenze linguistiche,perchè di laureati in ambito umanistico,o di facoltà particolari come scienze politiche ne hanno già di loro connazionali,consiglio in generale di scegliere facoltà tecniche dove troverete in poco tempo una buona locazione lavorativa con buone retribuzioni,brutto per chi non è portato ma non troverete lavoro na nessuna parte ne in Italia e neppure fuori paese,proprio ieri parlavo con un laureato in lingue e filosofia e non trovano da 4 anni lavoro certamente almeno andare via dal paese è già una miglioria di suo,attendere che cambi qualcosa è inutile ci si invecchia troppo preso in Italia in bocca al lupo a tutti (Veronica)

Anonimo ha detto...

Francesco fai bene l'Australia offre molto rispetto l'Italia,ha una politica giovanile e di sviluppo,ti consiglio di studiare prendere un'altra laurea ambito scientifico privilegiato rispetto ambiti umanistici,io laureato informatica ho trovato lavoro dopo 2 giorni,mentre in Italia lavoravo rompendo le scatole le persone a casa per vendere aspirapolveri visto che anche ambito scientifico non offre nulla,anche se poi si lamentano del contrario che siamo pochi laureati in ambito scientifico ma se ogni anno 12.000 persone vanno all'estero sono quasi tutti ingegneri non credete giornalisti,professori,politici dicono bugie dalla mattina alla sera la realtà è un'altra in qualsiasi ambito che non sia rubare non si trova lavoro non c'è è finito scappa Francesca fallo per un futuro migliore. Gaetano

Stefano da Verona ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Stefano da Verona ha detto...

Ciao a tutti.
Mi chiamo Stefano e ho 45 anni compiuti.
Innanzi tutto complimenti per il blog.
Poi volevo scrivere della mia esperienza.
Sono pure io di Verona, quindi conosco la realtà lavorativa di questa città.
Non ho nessun titolo universitario e nemmeno diplomi, ma vari attestati di qualifica, in quanto, quando iniziai io a lavorare, non era necessario un grosso titolo di studio, ma tanta voglia di darsi da fare.
Nel 2005 una grossa ditta di caffè di Verona mi propose un accordo per un'assunzione presso il loro magazzino. Io lascia un lavoro in regola e a tempo indeterminato per andare da loro (giravo con un furgone tra le provincie di Verona e Vicenza), con la promessa di un contratto continuativo e, sempre, a tempo indeterminato.
Ma la cosa non avvenne!!!!
Dopo 6 mesi con Agenzia e altri 6 con loro, mi chiamarono e mi dissero che davano la gestione dei magazzini a una cooperativa, dicendomi che se volove potevo restare a lavorare da loro, ma con quest'ultima.
Purtroppo non ho potuto fare altro che accettare!!!!
Questa è la serietà delle aziende italiane!!!!
Purtroppo, in Italia, la vera rovina (a parte la "furbizia" intrinseca degli italiani) sono le Agenzie e le Cooperative, le quali danno solo lavoro precario e, per le ultime, sottopagato.
Se non ci fossero, le aziende, sarebbero costrette ad assumere direttamente, come succedeve in passato, senza tanti giri, e non ci sarebbe tutta questa crisi del lavoro!!!!
Ma probabilmente o c'è qualche pezzo grosso italiano che ha convenienza che questo sistema di lavoro continui così, o che i nostri governanti, nonostante i loro "supermega titoloni" di studio, abbiano veramente le "forme di prosciutto sugli occhi" (un detto che qua a Verona si usa).
Il problema grosso, secondo me, è il grande menefreghismo di chi ci governa. In fondo come puoi far capire il disagio della gente comune a delle persone (se tali sono) che non hanno mai, e ripeto mai, avuto questi problemi????
Colgo l'occasione per salutare tutti, e auguro, sempre a tutti, che questa situazione si sistemi in fretta!!!!
Stefano

alessia bottone ha detto...

Ciao Ragazzi,

che piacere vedervi discutere assieme. Roberta, intanto complimenti per il tuo cv! Proprio due giorni fa discutevo con alcuni ragazzi a riguardo del 110/110 con o senza lode. Secondo loro sono quelli che poi non si trovano a spasso. Il tuo caso però non corrisponde per nulla. Caro governo, parlamentari, aziende, cosa vogliamo fare di Roberta?Tu hai sbagliato tutto?Guarda io insisto che non abbiamo sbagliato proprio nulla. Ma cosa ci fanno studiare a fare se dopo non c'è posto neanche come impiegata!Signori miei, io vi chiedo un chiaro appello alla politica: a smantellare chi davvero dovrebbe andare a fare formazione tecnica al posto di dirigere il Paese e di prendere provvedimenti d'urgenza nel detassare il lavoro. Consiglio personale? Madrid, non è un buon momento, Germania ci hai pensato?Lo Sve lo hai fatto?Il Leonardo? Anna, i nostri simili ci danno contro, ma per quanto ancora?Credo che tutto ciò stia iniziando a toccare anche loro da vicino!
Francesco, penso che nessuno tra di noi ti additerà come codardo, sappiamo bene quali sono i problemi cronici dell'Italia e quante frustrazioni e perdita di autostima possano causare. Se hai bisogno di aiuto o informazioni per la partenza, scrivimi pure.
Caro Stefano, posso solo che essere d'accordo con te, le cooperative, il vero guaio!Ma sai, con loro si riescono a guadagnare quasi 3 euro l'ora: la svolta!