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mercoledì 10 ottobre 2012

OVERQUALIFIED


27 anni. Laurea in Mediazione Linguistica (inglese, francese e spagnolo), erasmus in Francia, Master a Londra in Traduzione ed Interpretariato, stage in Spagna e New York e specialistica in Comunicazione e Marketing Multilingue (inglese, francese, spagnolo e tedesco) a Bruxelles completata quest’estate. Questo è il mio profilo, più o meno. 

Profilo che almeno in Italia sembra non essere abbastanza per trovare un buon lavoro. Così, sono sbarcata di nuovo qui a Londra dove in meno di tre settimane ho trovato un bellissimo lavoro nell’e-commerce di moda di lusso Net-à-Porter: il mio sogno, in fondo, era entrare nel mondo della moda. Difficile ovunque, vero, ma mai forse come in Italia.

Ho iniziato la mia ricerca di lavoro quest’estate mandando curriculum un po’ ovunque tra Londra, Milano e Parigi. Ovviamente, come immaginavo, le sole risposte ottenute sono state qui a Londra, città aperta alla multiculturalità e all’accoglienza di giovani laureati. Eppure anche qui a Londra le cose non sono state affatto facili, avendo ricevuto molte porte in faccia anche qui o offerte di stage non pagati. Ecco, vorrei per prima cosa parlare di questi benedetti stage: in Francia sono finalmente diventati illegali, nel senso che gli stagisti devo essere retribuiti almeno la fascia minima di stipendio, novità al momento introdotta solo in Francia. 

Io sono davvero stanca di vedere aziende (grandi aziende per altro, e multinazionali) che offrono stage su stage a studenti e neolaureati con il solo scopo di sfruttarne le capacità per mansioni che nessuno degli impiegati all'interno dell’azienda vuole svolgere. Sono stufa di vedere aziende che offrono stage non retribuiti e che poi neanche garantiscono l’assunzione allo stagista, anzi. Più volte ho visto aziende offrire a me e ad amici stage non retribuiti a Londra, Milano, New York ripetendo la solita clausola annessa: non possiamo poi garantirti un posto di lavoro ma al massimo aiutarti a trovarlo. Cosa? E io dovrei venire a lavorare gratuitamente per voi per poi non avere neanche un posto di lavoro nella vostra azienda? 

Ma dico, queste aziende si rendono conto di cosa possa significare vivere in una grande città come Milano senza guadagnare un euro? Secondo loro a 27 anni un giovane dovrebbe ancora dipendere dai propri genitori tanto per aggiungere al suo curriculum l’ennesimo stage? Gli stage inizialmente erano stati concepiti come passaggi quasi obbligati verso l’inserimento del giovani all'interno dell’azienda. Oggi non lo sono più: oggi servono esclusivamente alle aziende per avere un impiegato in più che svolga un buon lavoro GRATIS! Ecco perché finalmente in Francia lo stage non retribuito è divenuto illegale. Solo un paese però. Ovviamente in Italia è impossibile arrivarci vero? Ecco questo chiederei al caro ministro Fornero che tanto sembrava prodigarsi a favore dei giovani! Io, è vero, debbo ritenermi fortunata per aver trovato così subito un lavoro (in 2 settimane, ma in tempi italiani praticamente in un giorno!) che sì, mi piace anche se non è ancora ciò che voglio. Ma è un inizio ed è ben pagato. E poi qui in Inghilterra c’è una grandissima mobilità sociale: una volta che hai un lavoro puoi muoverti facilmente e passare dal lavorare nell’informatica al Marketing, o da assistente a Manager in un dipartimento completamente diverso nella stessa azienda. E’ questo che manca all’Italia. Noi siamo troppo rigidi: in Italia se sei laureato in Giornalismo puoi far solo il giornalista come mestiere, nessun azienda ti assumerebbe per fare qualcosa di diverso. Qui no, ed è questo il bello! Ho una mia amica laureata in teatro e cinema che lavora nel marketing! Ecco, questo in Italia non succederebbe MAI!

Sarò stata anche fortunata ad aver trovato lavoro così subito ma a tutto c’è un prezzo da pagare.  Io sono stata costretta a trasferirmi di nuovo in un altro paese, con un'altra cultura ed altre abitudini quando magari io, dopo i miei tanti viaggi, sarei voluta restare in Italia, a Milano, e costruire forse lì la mia vita. Non è giusto che un giovane sia obbligato a spostarsi altrove perché IL SUO PAESE non gli garantisce un impiego decente! Io continuo a chiedermi a questo punto a cosa siano serviti tutti questi anni di studio, tutti questi sacrifici fatti da mia madre (di cui sono a carico) se poi devo ritrovarmi a non avere un lavoro nel mio paese e ad averlo in un altro dove sono comunque “overqualified”. Certo, perché qui in Gran Bretagna, e soprattutto per il lavoro entry level che ora inizierò, bastava una laurea breve e non tutti questi Master e specialistiche. Qui, laureata alla triennale o specialistica è esattamente la stessa cosa: vieni comunque considerata una “fresh graduate” con le stesse identiche opportunità di lavoro che ha un laureato alla triennale britannico. La verità è qui, più che gli studi, conta l’esperienza e tutti, dico tutti, qui iniziano a lavorare a 22/23 anni, subito dopo la loro laurea. E’ ridicolo per me avere manager che abbiano la mia età o qualche anno meno di me, mentre io sono praticamente al mio primo vero impiego. Tutte le aziende, sia qui che in Italia, cercano un profilo con esperienza e questa è l’ennesima cosa che mi fa andare in bestia dopo gli stage. Ma dico, come faccio ad avere esperienza se sono appena laureata e se tutte le aziende vogliono qualcuno con un minimo di esperienza? Come faccio se magari non ho mamma e papà che mi passano i soldini per farmi fare duemila stage gratuiti che mi diano un po’ di “esperienza” (che spesso neanche basta)? 

Io credo che ci sia proprio da sradicare certe mentalità e preconcetti prima di tutti degli employers italiani. Guardiamo all'Inghilterra o alla Francia, sono questi gli esempi che dovremo cercare di emulare per non lasciare che i pochi giovani ancora rimasti in Italia non scappino anche loro all'estero  Pochi giorni fa il famoso giornale londinese l’Evening Standard ha denunciato l’alto tasso di disoccupazione giovanile a Londra, riportando storie di giovani 19enni o 20enni disoccupati provenienti spesso da ceti bassi e senza diplomi di laurea. L’Evening Standard ha promosso dunque un’iniziativa chiamata “Ladder for London” affinché grandi e piccole aziende assumessero questi giovanissimi senza futuro in contratti di apprendistato. I risultati sono stati enormi: perfino la Goldman Sach ha assunto una decina di apprendisti nella propria azienda. Parlo di ragazzi che vanno dai 17 anni ai 20/21 e che non possiedono neanche un diploma di laurea! Ecco dove sta la  differenza tra noi e l’Inghilterra: nella mentalità delle aziende, dei politici e soprattutto dell’opinione pubblica

Cara Alessia, io sono con te e continuerò a lottare con te e gli altri  anche da Londra, con la speranza che un giorno possa tornare in Italia e non lasciare che questo bel paese diventi un paese di soli pensionati.